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Tabita, Liberare i corpi da stereotipi e paure. Il Covid non ci ferma

Tabita, Liberare i corpi da stereotipi e paure. Il Covid non ci ferma

Per il direttore artistico del Giacinto festival – nature lgbt, oggi non possiamo lasciare indietro nessuno “perché dove non arriva lo Stato arriva la mafia”

Con Altrestorie abbiamo deciso di raccontare come sta vivendo la pandemia di coronavirus la nostra comunità Lgbtqi. Tanti volti, esperienze e riflessioni di attiviste/i, persone impegnate nel sociale, in politica, nelle lotte, nel web, artiste/i, e di tutta la splendida e variegata moltitudine che con le sue diversità da sempre anima la nostra comunità.

Abbiamo raggiunto il vulcanico Luigi Tabita, attore, sindacalista e attivista, ideatore e direttore artistico del Giacinto festival-nature lgbt+ che dal 2015 ospita a Noto (SR) una due giorni di informazione e cultura.

Per chi non lo conoscesse, ci racconti cosa è Giacinto Festival?

È un festival di informazione e approfondimento culturale Lgbt+. Nato nel 2015, il festival sin dalla sua prima edizione prevede due giorni di lavori durante i quali, attraverso l’utilizzo di linguaggi differenti, si raccontano le realtà e i nodi che più interessano la comunità Lgbt+, approfondendone i poliedrici aspetti e affermando la pluralità della natura – così come specificato nello stesso titolo del festival – al fine di demolire certi stereotipi, frutto di una cattiva informazione che crea solo ostilità e spesso violenza.

Il festival, patrocinato da Senato, Camera dei Deputati, Regione Sicilia e UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale), si svolge ogni anno ad agosto nella città di Noto, patrimonio dell’UNESCO e città arcobaleno.

Luigi Tabita, attore, attivista, è ideatore e coordinatore in Sicilia di molti progetti contro le discriminazioni come “Alma: educare alle differenze” rivolto alle classi della scuola secondaria di primo grado e ai loro genitori. Dal 2015 è creatore e direttore artistico del festival nazionale di informazione e approfondimento culturale “Giacinto festival-nature lgbt+

Che impatto sta avendo l’epidemia di covid19 sull’edizione in programma per quest’anno?

Il lavoro di programmazione del festival dura l’intero anno. Non appena si chiude un’edizione, subito ricominciano gli incontri con lo staff per programmare l’edizione successiva. Il festival ha degli appuntamenti di informazione anche durante l’inverno, con incontri a tema, nelle scuole e all’interno del festival del libro per ragazzi “Vola Libro”; Insomma non ci fermiamo mai (ride).

Luigi Tabita al Giacinto Festival

Il programma e gli ospiti della prossima edizione erano già pronti. Avevamo annunciato anche il titolo che era il “coming out”, venire fuori non solo per manifestare il proprio orientamento sessuale ma per rivendicare il nostro pensiero e il nostro spazio. Chiaramente ora siam sospesi… Tutto è stato messo in discussione, questa crisi come ogni crisi cambia il sistema dei significati e quindi ci stiamo già interrogando rispetto a questo nuovo mondo che si prospetterà, delineando dei possibili scenari, e ripensando questa edizione sia nei contenuti che su gli strumenti da utilizzare per garantire questa sesta edizione e continuare a fare informazione.

Palermo è salita alle cronache nazionali per i saccheggi organizzati in alcuni supermercati. Disagio sociale, criminalità? Secondo te come stanno affrontando l’emergenza Palermo e la Sicilia?

Nel Sud Italia, purtroppo, ancora vi è una grossa percentuale di persone costrette a lavorare in nero e la crisi che stiamo vivendo ha evidenziato questa emergenza. Io in qualità rappresentante sindacale sono stato uno dei primi a denunciarlo, soprattutto per la mia categoria, quella dello spettacolo.

Le settimane scorse a Palermo ho avuto paura, sono stati giorni difficili in giro per le strade c’era gente disperata che chiedeva aiuto perché non riusciva a mangiare.

Lo Stato non può permettersi di lasciare indietro nessuno. Forse a fine aprile arriverà un reddito di emergenza stanziato dal Governo, me lo auguro fortemente. Lo Stato deve occuparsi anche di quelle persone che vivono di espedienti giornalieri e in nero. Lo so è brutto da leggere, soprattutto per noi che paghiamo le tasse, ma la storia ce lo insegna: bisogna pensare anche a un sussidio per garantire la tenuta sociale, altrimenti ci saranno gesti sempre più estremi.

Ma soprattutto non dobbiamo dimenticare che dove non arriva lo Stato arriva la mafia, quindi bisogna intervenire al più presto.

Come stai vivendo questo periodo di quarantena? Come sono cambiati il tuo lavoro, le tue abitudini, le tue relazioni?

Vivo da solo ma non me ne sto accorgendo (ride). Sono giornate pienissime di incontri (videocall) e, in quanto responsabile sindacale del dipartimento artiste e artisti SLC CGIL CT e SAI (sezione attori italiani), ho riunioni con il sindacato nazionale e con i gruppi di attori di tutta Italia ogni giorno per prendere decisioni, fare proposte da portare al Governo. Sto anche continuando la fisioterapia, tramite Skype, per un incidente di cui sono stato vittima prima della quarantena. Per il resto leggo, scrivo, progetto.

Il virus e le misure per contrastarlo hanno avuto un impatto enorme sulla socialità e anche sugli spazi di aggregazione Lgbtqi, come associazioni, serate, locali, eventi culturali. Come ripartire, come saranno i prossimi mesi?

Molte associazione come Arcigay Palermo stanno supplendo con degli incontri su piattaforme web. La trovo una bella idea, è un modo di esserci sempre, perché non dimentichiamo come molte giovani ragazze e ragazzi Lgbt che non hanno fatto coming out in questa quarantena sono costretti a stare a casa, spesso con famigliari omofobi e violenti. Non dobbiamo mai abbassare l’attenzione e dobbiamo esserci sempre soprattutto per loro.

Questo è anche il motivo per il quale il Giacinto festival si farà. È necessario esserci per chi ancora non ha avuto la forza e la possibilità di venir fuori ed essere sé stesso.

Come ti immagini il futuro a livello politico, sociale ed economico? Quali conseguenze, rischi, ma anche nuove sfide o possibilità?                                       

Alla fine di questa brutta pagina della nostra storia sono certo che ne usciremo più forti emarricchiti. Basti pensare alla rivalutazione delle competenze che quest’emergenza ha evidenziato. I medici hanno finalmente un’autorevolezza e sono spariti i no-vax. Agli insegnanti è stato riconosciuto il loro valore sociale. Abbiamo scoperto l‘utilità del lavoro a distanza, che rappresenta una necessità in questo momento, ma che deve diventare una grande opportunità, non applicabile però in tutti gli ambiti.

Infatti sulla didattica a distanza (dad) nutro delle perplessità, perché se da un lato la scuola ne ha giovato, dovendo digitalizzarsi in fretta a causa dell’emergenza, non dobbiamo dimenticare che, soprattutto nei processi educativi, bisogna mettere al centro la singola persona e la dad non lo permette. La scuola come il teatro sono esperienze di comunità, il loro senso più alto si realizza nel vivere insieme. La scuola, soprattutto per i ragazzi che vivono ai margini, è un momento di crescita e inclusione e con la dad questo è difficile da realizzare, perché non tutte le famiglie hanno un pc o una connessione a disposizione.

Ovviamente sono preoccupatissimo per il settore del turismo e spettacolo. I teatri sono stati chiusi ancor prima delle scuole. Siamo consapevoli che il nostro settore sarà quello che ripartirà per ultimo e che ci saranno grandi difficoltà. Ci vorrà tempo prima che la gente torni ad avere fiducia e scelga di tornare in un luogo chiuso e condiviso come è il teatro. Ora più che mai è diventa necessaria la coesione europea per fornire aiuti concreti ed efficaci, necessari a far ripartire il nostro Paese.

Infine qual è oggi secondo te la prospettiva che si apre nella lotta per i diritti e la liberazione sessuale?

C’è ancora tanto da fare. Credo fortemente che bisogna continuare a lavorare ed investire sull’educazione e l’informazione partendo dalle più grandi agenzie educative ovvero scuola e famiglia. Bisogna fare un lavoro che parta dalla conoscenza del corpo, ancora imbrigliato in stereotipi e timori, ragione per la quale diventa un’arma utilizzata per renderci schiavi del sistema.

Un bacio appassionato per strada suscita scalpore, è ancora un atto rivoluzionario. La libertà di essere noi stessi, di scegliere, di autodeterminarci, passa dalla libertà dei corpi che è continuamente minata, basti pensare alle morti per bodyshaming.

Occorre inoltre insegnare ai nostri ragazzi un nuovo alfabeto delle relazioni, dove l’educazione alla sessualità e affettività, nel rispetto delle differenze di cui ciascuno è portatore, diventano temi ineludibili per costruire un futuro plurale ed inclusivo.

Katia, servono nuove idee che mettano al centro le persone

Katia, servono nuove idee che mettano al centro le persone

“Il ‘nuovo mondo’ non potrà permettersi di discriminare persone e intelligenze, di lasciare indietro ceti sociali e popoli. Dovremo tutti rinnovarci”

Con Altrestorie abbiamo deciso di raccontare come sta vivendo la pandemia di coronavirus la nostra comunità Lgbtqi. Tanti volti, esperienze e riflessioni di attiviste/i, persone impegnate nel sociale, in politica, nelle lotte, nel web, artiste/i, e di tutta la splendida e variegata moltitudine che con le sue diversità da sempre anima la nostra comunità.

Abbiamo raccolto le riflessioni di Katia Caprerelli, brillante esperta di IT ed ex presidente del Roma Rainbow Choir.

Come stai vivendo questo periodo di quarantena? Come sono cambiati il tuo lavoro, le tue abitudini, le tue relazioni?  

Questo periodo faticoso per molti mi ha trovata fin troppo preparata. Sono abituata da tempo  sia a vivere da sola, che a lavorare in autonomia. Il mio stupore piuttosto è nella riconsiderazione di ciò  che è “privato” in tempi di distanziamento sociale. Proprio oggi che siamo tutti segregati  sono costretta ad arginare l’invadenza del mondo nel mio spazio . Dal datore di lavoro che presume di poter monopolizzare tutto il tuo tempo , alle amicizie che reclamano più presenza (sostegno)  virtuale di quanta ne reclamassero  prima (di persona).  

Katia Caprarelli, 54 anni, vive a Roma da circa 30 anni e da 25 anni lavora nell’IT come Full Stack Developer. È stata Presidente del Roma Rainbow Choir dal 2013 al 2015. “Single per amore della libertà”.

Il virus e le misure per contrastarlo hanno avuto un impatto enorme sulla socialità e anche sugli spazi di aggregazione lgbtqi, come associazioni, serate, locali, eventi culturali. Come ripartire, come saranno i prossimi mesi? 

Purtroppo non so immaginare un ritorno alla socialità reale in assenza di un vaccino o di una terapia che smorzi i danni  che questo virus può provocare. Presumo che gli spazi di aggregazione collettiva diventeranno sempre più virtuali. E i pride temporaneamente un nostalgico ricordo.

Ma proprio ora che la visibilità della nostra comunità scema, nonostante questa crisi colpisca ancor più forte le minoranze, credo che sia indispensabile rilanciare , facendo rete, un  movimento Lgbtqi+ che troppo spesso si è rilevato individualista, territoriale e frazionato. 

Oggi dobbiamo emergere, magari proprio offrendo il nostro punto di forza: la nostra visione di un mondo nuovo equo e sostenibile. Noi possiamo  e dobbiamo attivamente rilanciare un modello di società più moderna e inclusiva, approfittando dell’evidente fallimento dei teoremi sovranisti.  È questo il momento più fertile per guadagnare presenza e considerazione. Dovremo farci trovare pronti, anche al confronto.

Dopo quel che sta succedendo in Italia e nel mondo come ti immagini il futuro a livello politico, sociale ed economico? Quali conseguenze, rischi, ma anche nuove sfide o possibilità?  

Sono un’inguaribile ottimista. Vedo il tracollo di sistemi globali, il fallimento di paradigmi economici e penso che ora si possa solo riemergere con nuove idee, consapevolezze,  rinnovati equilibri  che rimettano finalmente al centro le persone con le loro peculiarità.

Stiamo imparando nel peggiore dei modi la più importante delle lezioni che questo pianeta potesse darci.  Che non siamo così differenti e invincibili. Che un confine non ci protegge da nulla. Che non c’è una razza superiore, un genere o un ceto sociale più forte di un altro. Non sarà immediato né semplice cambiare in meglio, e molti si faranno invece tentare da metodi bocciati anche dalla storia, ma alle volte si impara proprio perché non c’è altra via d’uscita.   

Infine qual è oggi secondo te la prospettiva che si apre nella lotta per i diritti e la liberazione sessuale?

Credo che  il “nuovo mondo” non potrà permettersi di fare a meno di nessun*,  di discriminare persone ed intelligenze,  di lasciare indietro popoli,  di esaltare falsi miti di progresso. Saremo tutti chiamati a rinnovarci,  anche io mi ritrovo a promettermi un futuro meno arrendevole. Certo dovremo  esporci singolarmente e collettivamente di più. Ma sarà tutto vissuto con l’entusiasmo di una festa di liberazione “dalla grande paura collettiva che annullò le altre”.   

Riniolo, rischiamo arretramento dei diritti e torsione autoritaria

Riniolo, rischiamo arretramento dei diritti e torsione autoritaria

Per il fondatore del Circolo Arci Sparwasser la condizione delle persone Lgbtqi continuerà a essere la cartina al tornasole della salute della democrazia

Con Altrestorie abbiamo deciso di raccontare come sta vivendo la pandemia di coronavirus la nostra comunità Lgbtqi. Tanti volti, esperienze e riflessioni di attiviste/i, persone impegnate nel sociale, in politica, nelle lotte, nel web, artiste/i, e di tutta la splendida e variegata moltitudine che con le sue diversità da sempre anima la nostra comunità.

Abbiamo deciso di sentire Filippo Riniolo, artista e attivista impegnato sin da giovanissimo nel movimento studentesco ed Lgbtqi, in cui ha animato l’esperienza di QueerLab. Da alcuni anni con altre compagne e compagni di strada ha fondato Sparwasser, vivace Circolo Arci del Pigneto a Roma.

Sparwasser, circolo Arci del Pigneto che avete fondato qualche anno fa, in breve è diventato un punto di riferimento della scena socio-culturale romana. Come state reagendo all’emergenza dettata dal coronavirus? Cosa avesse messo in campo?

Abbiamo lanciato Casa Pigneto. Una serie di azioni che hanno come obbiettivo il tenere insieme un territorio e la sua comunità. Sono oltre 250 i volontari attivi che fanno diverse cose: dalla consegna a domicilio della spesa agli anziani e persone con patologie, allo sportello lavoro e persino uno sportello psicologico.

Stiamo dando una mano alla nostra associazione più sociale “Nonna Roma” che è un banco alimentare e consenga cibo alle persone in difficoltà. Con l’esplosione dell’epidemia sono esplose nuove povertà e oggi consegna cibo gratuito a più di mille nuclei familiari. Farlo nel pieno rispetto delle norme igieniche è davvero un lavoro complesso e faticoso.

Filippo Rinolo, 34 anni, artista e militante Queer. Milanese, vive e lavora a Roma. Oggi è nel direttivo del Circolo Arci Sparwasser, di cui è stato presidente per i primi 3 anni. Siede nella Commissione nazionale cultura di Arci.

Poco prima che l’epidemia esplodesse avevate subito un grave furto e lanciato una campagna per ricominciare. Ora questa prolungata chiusura delle attività classiche che impatto sta avendo sulla vostra  associazione e su un quartiere, il Pigneto, che normalmente è ritrovo della movida romana? Come andate avanti? Pensi che le misure del Governo siano sufficienti?

La campagna di raccolta fondi è andata bene. Abbiamo centrato l’obbiettivo di ricomprare le attrezzature rubate e mettere in sicurezza il circolo. Perchè ti possono rubare un impianto, ma non una comunità. Sulla situazione dell’associazionismo il tema è complesso. I decreti del governo sono parziali ovviamente, ma un mese o due si possono reggere, il punto è la ripresa delle attività. Come faremo a fare assemblee, presentazioni di libri, feste e dibattiti, con il distanziamento sociale? Il problema più grave non è il presente, ma il futuro. ovviamente

Come stai vivendo questo periodo di quarantena? Come sono cambiati il tuo lavoro, le tue abitudini, le tue relazioni?

Sto dipingendo, molto. Ma a casa. Uscire e andare a studio è impossibile. Mi mancano i miei amici. Vederli. Stare con loro. Vivo con il mio coinqulino ed è l’unica persona che vedo da ormai un mese. Ma sono un tipo riflessivo e ho sempre passato tempi lunghi da solo. Per studiare e dipingere. Per cui reggo alla grande. Mi manca il giocare a calcio. La mia vera passione. Ho una voglia matta di indossare di nuovo le scarpette e tirare dei calci ad un pallone.

Il virus e le misure per contrastarlo hanno avuto un impatto enorme sulla socialità e anche sugli spazi di aggregazione lgbtqi, come associazioni, serate, locali, eventi culturali. Come ripartire, come saranno i prossimi mesi?

Questa è la vera incognita. Non conosciamo il virus. Non possiamo prevedere quando e come si riapriranno gli spazi di socialità. La comunità Lgbt ha da tempo un rapporto con le App e con la dimensione digitale. Anzi internet, secondo molta letteratura scientifica lgbt, ha determinato l’emersione di molte persone della nostra comunità, mostrando con un click che non erano sole.

Come ti immagini il futuro a livello politico, sociale ed economico? Quali conseguenze, rischi, ma anche nuove sfide o possibilità?

 Ci sono diversi fattori: il primo è il ritorno della politica sull’economia. Un ruolo che non aveva avuto negli ultimi 25 anni. Il primato dell’uomo sul denaro. Un valore molto di sinistra. Anzi il motivo stesso per cui la sinistra esiste. Il vero elemento che mi spaventa è la torsione autoritaria e digitale delle forme di governo. L’elogiare la “capacità” coercitiva del governo cinese. L’utilizzo della decretazione d’urgenza così a lungo. Il fatto che spariscano i partiti e rimangano solo le istituzioni. La torsione autoritaria è cominciata dall’inizio del 2000 (dal boom cinese per internderci) ma la pandemia ne accellera e accentua il processo.

Infine qual è oggi secondo te la prospettiva che si apre nella lotta per i diritti e la liberazione sessuale? 

Grande tema. Enorme. Il punto si riallaccia a quello che argomentavo prima. La natura della democrazia. Che non è dittatura della maggioranza ma tutela delle minoranze. Dei più deboli. Non è (solo) la libertà di votare ma sopratutto la libertà di essere ciò che si vuole, ciò che si sente.

Ne evinco due cose: la prima è che le condizioni di vita delle persone Lgbt continueranno ad essere la cartina al tornasole della salute della democrazia.

L’altra, più complessa, è che il movimento si troverà a lottare controcorrente rispetto alla storia. Mentre nella fase post 2000 c’è stata una generale avanzata delle istanze Lgbt, ad oggi potremmo avere un arretramento. Anche questo, a dire il vero, già riscontrabile nei Paesi che prima di altri hanno avuto questa torsione autoritaria: la Russia, l’Ungheria, la Turchia, solo per fare alcuni esempi.

Michael: torneremo a fare pride, più belli e colorati di prima

Michael: torneremo a fare pride, più belli e colorati di prima

Per il giovane avvocato umbro il covid ha rivelato le ingiustizie del liberalismo sfrenato. “Non facciamo i Gattopardi, ci vuole una nuova classe dirigente”

Con Altrestorie abbiamo deciso di raccontare come sta vivendo la pandemia di coronavirus la nostra comunità Lgbtqi. Tanti volti, esperienze e riflessioni di attiviste/i, persone impegnate nel sociale, in politica, nelle lotte, nel web, artiste/i, e di tutta la splendida e variegata moltitudine che con le sue diversità da sempre anima la nostra comunità.

Oggi abbiamo raccolto la testimonianza di Michael Crisantemi, attivista giovane ma già di lungo corso, avvocato, poeta e raffinato intellettuale. Ultimamente lo abbiamo visto impegnato nel movimento delle Sardine della sua città divenendone uno dei volti più riconoscibili.

Come stai vivendo questo periodo di quarantena? Come sono cambiati il tuo lavoro, le tue abitudini, le tue relazioni?

Più o meno come tutti, credo: mangiando, riposando, allenando il corpo e la mente per non impazzire. Leggo molto, ho ripreso a studiare, scrivo poesie e suono il pianoforte, mi cimento con scarsi risultati nel giardinaggio.

Ritengo che stiamo dando tutti/e una grande prova di resilienza e di attaccamento alla vita, doti che forse non sapevamo di avere così sviluppate.

Di tanto in tanto vado a studio (gli avvocati rientrano tra le professioni che possono svolgere ancora la loro attività lavorativa), ma, essendo chiusi i tribunali, non c’è molto da fare, sembra più di rincorrere il feticcio di una normalità che abbiamo (momentaneamente) perduto. Meglio stare a casa. Mi mancano molto i miei famigliari, gli amici, poter visitare una mostra o ascoltare un concerto, mi mancano le piccole abitudini che rendevano felici le nostre esistenze.

Forse la felicità è davvero nelle piccole cose. Riabbracceremo tutto ciò, occorre solo avere un po’di pazienza…

Michael Crisantemi, 32 anni, avvocato, segretario dell’Associazione Agedo Terni e membro dell’Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford, vive nel piccolo borgo di San Gemini (TR), in Umbria, con il suo fidanzato e i suoi amati gatti Martino, Leone e Frida.

Il virus e le misure per contrastarlo hanno avuto un impatto enorme sulla socialità e anche sugli spazi di aggregazione Lgbtqi, come associazioni, serate, locali, eventi culturali. Come ripartire, come saranno i prossimi mesi?

Credo che la comunità LGBT abbia dimostrato in questi giorni un forte senso di responsabilità: per il bene di tutti/e noi sono state cancellate serate, eventi, si stanno annullando persino i pride. Era inevitabile e, allo stato, doveroso. Ma torneremo a riunirci, a festeggiare, a fare pride, più belli e colorati di prima, con l’orgoglio e lo spirito festante di sempre. Ritorneremo gradualmente alla normalità, rispettando ovviamente le indicazioni che ci verranno fornite dalle autorità competenti. Spero solo che questi giorni di riflessione portino ad una maggiore empatia e solidarietà anche all’interno delle nostre comunità.

Dopo quel che sta succedendo in Italia e nel mondo come ti immagini il futuro a livello politico, sociale ed economico? Quali conseguenze, rischi, ma anche nuove sfide o possibilità?
Michael Crisantemi

Temo fortemente l’immobilismo, cioè che dopo questa pandemia rimanga tutto com’era prima, in questo noi italiani siamo molto bravi (il Gattopardo docet). Il Covid 19 ha messo a nudo tutta l’inadeguatezza, le storture e l’ingiustizia del liberismo sfrenato e del capitalismo senza regole. Abbiamo bisogno di tornare ad un’economia più umana, che guardi al benessere di tutti i cittadini e alla sostenibilità ambientale. Spero che emerga una nuova classe dirigente che si orienti in tal senso, la precedente ha dato pessima prova di sé.

Infine qual è oggi secondo te la prospettiva che si apre nella lotta per i diritti e la liberazione sessuale?

Per quanto riguarda l’agenda LGBT italiana, prima che imperversasse il virus stavamo aspettando l’esame del ddl contro l’omofobia, mi pare un buon punto da dove ripartire: in Italia ne abbiamo davvero bisogno.

Mi piacerebbe che tornassimo a parlare seriamente di liberazione sessuale. Percepisco come urgente la liberazione del desiderio bisessuale, fortemente arretrata nel nostro Paese. Anche il concetto di coppia monogamica credo che andrebbe ridiscusso.

Il sogno è quello di una società che non discrimini e non giudichi le persone in base al proprio orientamento sessuale, in cui il desiderio sessuale sia veramente liber(at)o e che vada oltre gli steccati delle definizioni, delle caselle e degli inquadramenti. Abbiamo ancora molto da lavorare.

Ballarin, Si giocherà una partita sui corpi di tutt@. Anche sui nostri

Ballarin, Si giocherà una partita sui corpi di tutt@. Anche sui nostri

L’attivista trans ricorda come, appena ottenuti i pieni poteri, il presidente ungherese Orban, abbia promesso di rendere illegali i percorsi di transizione

Con Altrestorie abbiamo deciso di raccontare come sta vivendo la pandemia di coronavirus la nostra comunità Lgbtqi. Tanti volti, esperienze e riflessioni di attiviste/i, persone impegnate nel sociale, in politica, nelle lotte, nel web, artiste/i, e di tutta la splendida e variegata moltitudine che con le sue diversità da sempre anima la nostra comunità.

Dal 2000 ha “una realzione d’amore… e odio” con l’attivismo Lgbtqi, dal 2011 coordina SpoT, lo sportello trans della storica associazione torinese Maurice LGBT, molti lo ricorderanno anche nelle fila di NoVat e come portavoce del Pride Nazionale a Roma nel 2007.

Abbiamo sentito Christian Ballarin.

Come stai vivendo questo periodo di quarantena? Come sono cambiati il tuo lavoro, le tue abitudini, le tue relazioni? 

Immagino come molte altre persone. Dobbiamo attenerci a delle restrizioni e lo facciamo, non senza preoccupazione per il dopo. Io ho la fortuna di vivere in campagna per cui non mi sento soffocato in un appartamento, ma mi rendo conto di essere un privilegiato in questo momento. Il mio lavoro è fatto soprattutto di interazioni, di lavoro di gruppo e di scambio, per cui questa situazione mi limita molto. Proviamo a supplire con i mezzi tecnici ma è molto faticoso. Tutto è cambiato.

Faccio attivismo ormai da 20 anni (se ci penso mi sento vecchissimo), per cui le mie reti, le mie amicizie sono legate in gran parte a quel contesto, ci si tiene in contatto a distanza ma viene proprio meno quell’energia che è data da persone che si incontrano (e a volte scontrano).

Christian Ballarin, nato nel ’77 “con un altro nome e un altro corpo”, impiegato al Comune di Torino presso il Servizio LGBT, laureato al DAMS e appassionato di cinema. Impegnato nell’attivismo Lgbtqi dal 2000, dal 2011 coordina SpoT, lo sportello trans del Maurice GLBTQ di Torino.

Il virus e le misure per contrastarlo hanno avuto un impatto enorme sulla socialità e anche sugli spazi di aggregazione lgbtqi, come associazioni, serate, locali, eventi culturali. Come ripartire, come saranno i prossimi mesi? 
Christian con i/le compagni/e del Maurice LGBT

Io posso portare l’esperienze della mia associazione, in particolare dello sportello trans che gestisco. Gli spazi fisici hanno un grande valore di riconoscimento e autoriconoscimento, soprattutto per chi cerca modelli o risposte che altrove non trova.

Questa situazione mette a dura prova tutt@ e in particolare i soggetti meno tutelati . Noi cerchiamo di dare supporto a distanza, i cellulari dell’associazione sono sempre accesi, rispondiamo a mail e facebook, ma certo non è la stessa cosa. Molte persone che vengono allo sportello hanno bisogno di qualcuno che dica loro che tutto tornerà a posto, che il loro percorso di transizione riprenderà e che andrà tutto bene… Rassicuriamo loro per rassicurare noi stess@

Dopo quel che sta succedendo in Italia e nel mondo come ti immagini il futuro a livello politico, sociale ed economico? Quali conseguenze, rischi, ma anche nuove sfide o possibilità  

Non credo che andrà tutto bene. Molte persone stanno già pagando un prezzo altissimo a livello economico. Le emergenze danno la possibilità di mettere in campo misure drastiche che in contesti normali nessuno si sarebbe sognato di prendere. La domanda è se l’eccezione diventerà la regola. Credo stia a noi vigilare e attivarci in questo senso. Mi immagino che si aprirà una stagione di lotta molto intensa e spero che questa distanza fisica non ci abbia annichilito. Spero che la voglia di di riprenderci le nostre vite abbia la meglio.

Qual è oggi la prospettiva che si apre nella lotta per i diritti e la liberazione sessuale?  

Quello che temo è che si riproponga il solito claim: diritti sociali vs diritti civili. Io non credo a questa narrazione. Penso che ci siano momenti favorevoli o meno per le rivendicazioni ma non ci può essere una gerarchia. Anche qui starà alla nostra capacità saper unire le lotte perchè siamo sì persone Lgbbt+ ma siamo anche persone lavoratrici, malate, immigrate, disoccupate, sottopagate, ecc…

Si giocherà una partita importante, sui corpi di tutt@ e anche sui nostri. Se pensiamo che una delle prime cose che ha fatto Orban dopo essersi preso pieni poteri è promettere di rendere illegali i percorsi di transizione, questo ci dice molto dei pericoli che stiamo correndo.